Paris est une fête – un film en 18 vagues

Paris est une fête – un film en 18 vagues (2017) – Sylvain George  ⇒ English version at the bottom

Sylvain George realizza un’opera cinematografica e, ancor prima, un’opera politica tra le più penetranti e conturbanti degli ultimi anni. Un film che trascende l’essenza del documentario concretizzandosi in un’esperienza poetica più che in una riproduzione filmica. Fortemente eversivo e intriso di uno sperimentalismo di straordinaria suggestione visiva, Paris est una fête è un caos apparente di immagini che, seppur frammentarie, arrivano dirette alla mente dell’osservatore, colpendolo.

Filmato quasi esclusivamente di notte a Parigi e nei suoi sobborghi vicini, tra il 2015 e 2016, documenta lo stato di tensione provocato dalla proposta di riforma del lavoro ad opera della legge nota come “Loi Travail”. Al susseguirsi di tali eventi si frappongono i racconti strazianti di un giovane migrante della Guinea di nome Mohamed e la tragica realtà in cui riversano i rifugiati, i quali, senza dimora sia a causa degli ingenti flussi migratori sia per la tendenza degli Stati ad attuare politiche sempre più restrittive, cercano di sopravvivere per la strada, tra gli scarti e i rifiuti, in prossimità di quartieri volutamente dimenticati e trascurati dallo Stato.

Questa è una politica che promuove quel processo di ghettizzazione che caratterizza le grandi città e che è uno dei principali promotori della paura e del terrore nei confronti del diverso. La diseguaglianza nella distribuzione si manifesta anche nella commemorazione delle vittime: al memoriale spoglio e abbandonato dei due giovani emigrati, Zyed Benna (17 anni) e Bouna Traoré (15 anni), morti per elettrocuzione nel tentativo di scappare dalla polizia, si contrappone  quello delle vittime degli attentati terroristici ornato da fiori e votivi in Place de la République.

Mohamed che racchiude in sé tutte le ondate migratorie provenienti dal Mediterraneo, racconta il suo viaggio dalla Guinea in Francia e soprattutto un episodio orribile, impresso nella sua mente come una cicatrice indelebile: il “sacrificio” di un suo compagno di viaggio, gettato in mare dai contrabbandieri per risparmiare sul carburante, davanti al quale si è sentito impotente a causa della fame e della sete.

Parigi è un mare burrascoso. Le ondate di manifestazioni, proteste e scontri con la polizia si infrangono una dopo l’altra sulle piazze e per i vicoli della capitale francese, tra le urla e gli slogan di chi ha deciso di lottare per il diritto al lavoro, per il diritto alla libertà di riunione e per i diritti dei rifugiati, di chi ha deciso di non subire le ingiustizie in silenzio, di chi ha deciso, ancora una volta, la rivoluzione. Le onde si manifestano talvolta in un silenzio estatico caratterizzato da sequenze evocative di grande impatto emotivo come quella in cui un paio di mani scure si esibisce in una coreografia poetica, carica di simbolismo: le mani si uniscono in preghiera, si estendono come artigli, danzano gioiosamente, si stringono in pugni che colpiscono l’aria con forza. A volte, invece, si manifestano in flutti dirompenti che, inarrestabili, si frantumano contro le schiere di poliziotti impegnati a reprimere un ideale che non può essere fermato con la sola forza bruta.

La Place de la République, mausoleo consacrato dai fiori per le vittime degli attacchi terroristici del 2015,  viene, così, profanato dagli scontri tra la polizia e il movimento Nuit debout, sotto lo sguardo inorridito della “Repubblica”, simboleggiata allegoricamente dalla statua di Marianna al centro della piazza, tradita e violata da false promesse e da un sistema politico che sembra distanziarsi come non mai dal proprio nome. Parigi è lo specchio di un’Europa in crisi, che non riesce a sostenere le instabilità interne dei singoli Stati e a fronteggiare un problema globale quale la questione dei migranti.

Sylvain George, attraverso un bianco e nero folgorante e un’estetica impressionante, compone queste due sfaccettature in un’opera composita, che si struttura in 18 onde, fornendoci un’esperienza visiva e riflessiva di grande potenza. Paris est une fête dimostra tutta la grandezza di un regista che si sta confermando come uno dei più interessanti e valenti del nuovo millennio.

Voto: ★★★★☆

English version

Sylvain George has created a cinematographic and mainly a political work that is one of the most profound and upsetting of the last years. It’s a movie that goes beyond the essence of a documentary, realizing more a poetical experience than a film. Deeply subversive and pervaded by an   experimentalism producing a special visual suggestion, Paris est una fête is apparently a chaos of images, which, despite their fragmentary nature, reach straight the spectator’s mind, hitting him.

Filmed almost completely at night in Paris and in its near suburbs in 2015 and 2016, it documents the status of tension caused by labour reform proposal known as “Loi Travail”. Between the sequence of these events there is the heartrending story of Mohamed, a Guinea migrant, together with the dreadful reality of the refugees, who, being homeless both for the huge migratory flows and the countries restrictive policy, try to survive in the trash, near the neighbourhoods, intentionally neglected by the State.

This is a policy that promotes the ghettoization process, which is typical of the big towns and it’s one the main cause of the fear and the terror with regard the misfit people. The inequality of the distribution appears also in the victims’ commemoration: the memorial of  Zyed Benna (17 years) and  Bouna Traoré (15 years), both died for electrocution while running from the police, is bare and unadorned, whilst the one of the terrorist attacks victims in Place de la République is well looked after and full of flowers.

Mohamed, who is the symbol of all the Mediterranean immigration waves, narrates his journey from Guinea to France and specifically a horrible event, that is fixed in his mind like a permanent scar: it’s the “sacrifice” of one of his travelling companions thrown into the sea by the smugglers to save fuel and that made feel him helpless being on hunger and thirst.

Paris is a stormy sea. Waves of rallies, protests and confrontations with the police, crash on the French capital squares and alleys, among the shouts and the slogans of the people who have decided to fight for the employment, the freedom and the refugees’ rights. It’s the people that have decided not to accept injustice in silence and once again to start a revolution. The waves sometimes show in an ecstatic silence characterized by evoking image sequences of big emotional impact, like the one where two black hands perform a poetic and hugely symbolic choreography: the hands join in a prayer, extend like claws, dance joyfully, close and become fists that strongly hit the air. Sometimes, on the other hand, they become explosive and unstoppable waves, that crash against the police, who tries  in vain to repress an ideal which can’t be stopped only by the brute force.

Place de la République, a mausoleum consecrated by the flowers for the terrorist attacks victims, gets this way desecrated by the clashes between the Police and the movement Nuit Debout, under the horrified gaze of the “Republic” allegoric symbol. It’s the statue of “Marianne” in the centre of the square and she looks   betrayed and violated by the false promises of a political system that seems as ever distancing itself from its name. Paris it’s the representation of the European crisis, because Europe is not able to support the countries internal instability and to face the immigration global issue.

Sylvain George, by using a stunning black and white and an impressive aesthetics, put together these two aspects in a composite work, which is organised in 18 waves, providing a very powerful visual and reflective experience. Paris est une fête proves the greatness of a filmmaker who is confirming to be one of the most interesting and talented of the new millennium.

Rating: ★★★★☆

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