TOP 20 MIGLIORI FILM DEL 2018

  • 20. Ready Player One – Steven Spielberg
  • 19. Unsane – Steven Soderbergh
  • 18. The Trial – Sergei Loznitsa
  • 17. Capri-Revolution – Mario Martone
  • 16. The Man Who Killed Don Quixote – Terry Gilliam
  • 15. Your Face – Tsai Ming-liang
  • 14. Burning – Lee Chang-dong
  • 13. Zan – Shin’ya Tsukamoto
  • 12. Mandy – Panos Cosmatos
  • 11. Season of the Devil – Lav Diaz

TOP 10 + 1

10. Spider-Man: Into the Spider-Verse – Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman ex aequo Nuestro Tiempo – Carlos Reygadas

Spider-Man: Into the Spider-Verse

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Manifesto delle incredibili possibilità dell’animazione contemporanea, nonché probabilmente il miglior film dell’amichevole Spider-Man di quartiere sul grande schermo e di ogni sorta di cinecomics.

Nuestro Tiempo – Carlos Reygadas

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Dopo “Post tenebras lux” ancora tenebra(s) in questa sperimentazione (meta) cinematografica che è “Nuestro tiempo”, in cui gli alter ego di Reygadas e sua moglie si muovono in una dimensione di precaria intimità coniugale nel tentativo di preservare un’amore ormai consumato dal (loro) tempo. Ennesimo grande film del cineasta messicano nonostante si conceda spesso dei momenti di autocompiacimento.

9. Shoplifters – Hirokazu Kore-da

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Palma d’oro al festival di Cannes, shoplifter racconta con grande sincerità e intelligenza la quotidianità di una famiglia di “miserabili” che tenta di sbarcare il lunario come può con taccheggi e furtarelli, ma all’insegna dell’amore reciproco e dell’importanza della famiglia come legame etico e non di sangue.

8. Roma – Alfonso Cuarón

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Indubbiamente il culmine della carriera cinematografica di Cuaròn, Roma è un meraviglioso ritratto intimo e toccante di una famiglia borghese messicana alla deriva nei primi anni settanta, dal sapore fortemente autobiografico

7. Lazaro Felice – Alice Rohrwacher

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Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, Lazzaro felice è un’opera di rara bellezza che illustra la bontà umana in un mondo inumano… continua

6. An Elephant Sitting Still – Hu Bo

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Il lasciato del regista Hu bo, che al termine del montaggio si è tolto la vita, è un’opera che riflette probabilmente la visione del mondo del suo autore: un modo spietato, crudele e privo di alcuna compassione per individui come i quattro protagonisti che, ciascuno segnato dalla vita per un motivo diverso, sembrano ancora legati a questo mondo dal solo desiderio di vedere, a Manzhouli, un elefante che se ne sta tutto il giorno immobile, seduto, come se il resto del mondo non esistesse.

5. Phantom Islands – Rouzbeh Rashidi

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Il mio 2018 cinematografico non poteva che esordire con Rouzbeh Rashidi, tra gli autori sperimentali più capaci e interessanti in circolazione e già presente qui sul blog con tre opere: He, che affronta in modo assai originale il tema del suicidio; Ten Years In the Sun Trailers che portano avanti un nuovo personale linguaggio filmico del regista operando un’indagine sulla natura più profonda del cinema e delle sue infinite potenzialità…continua

4. Suspiria – Luca Guadagnino

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Guadagnino decostruisce magnificamente l’originale, concependo di fatto un nuovo film, più vicino per atmosfera e contenuti socio-politico a Fassbinder e Zulawski. Tale operazione filmica paga, perché questo Suspiria è un’opera sorprendente che nella fredda e grigia Berlino divisa del 1977, in sei atti, inscena attraverso delle superbe coreografie di danza e di morte il dispiegarsi del male sotto le sembianze di una candida ragazza americana che, da figlia alla ricerca di una maternità idolatrata, si erge a Mater Suspiriorum.

3. The House That Jack Built – Lars von Trier

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Lars von Trier torna a Cannes probabilmente con la sua opera più tremenda e scioccante, ma anche la più personale. Infatti non è difficile riconoscere nel protagonista Jack, un serial killer sociopatico costantemente in bilico tra la follia e rari momenti di lucidità, che concepisce l’omicidio come atto creativo o meglio opera d’arte, lo stesso Lars, autore da sempre tormentato e al centro di continue critiche, anche se in realtà non fa altro che perseguire l’arte attraverso il cinema. The House That Jack Built segna decisamente un ritorno in grande stile di Lars, reso ancora più sontuoso dal meraviglioso finale surreale del film.

2. Hotel by the River – Hong Sang-soo

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Hong Sang-soo realizza un’opera di rara bellezza, poetica e annichilente allo stesso tempo, riflettendo come non mai sulla morte, o meglio sul sentimento della morte di cui è portatore l’anziano poeta Younghwan e sul distacco dai legami familiari (tra padre e figli) e d’amore, come quello della giovane donna tradita che si crogiola con la comprensione di un’amica, nel suo dolore. Tutto viene rappresentato, con un magnifico bianco e nero, nei pressi di un solitario hotel lungo il fiume Han, in un’atmosfera di sospensione temporale evocata da una sconfinata distesa innevata. Indubbiamente il film più bello del 2018.

1. Le livre d’image – Jean-Luc Godard

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L’ultima opera dell’intramontabile regista francese è un grande film-saggio sul nostro mondo descritto attraverso l’immagine libera dalla parola, cioè con un immagine non più in rapporto dialettico con la parola e il suo significato. Godard ri-mescola immagini tratte da altri film a digitalizzazioni di altre con effetti di straniamento provocato dall’uso di musica classica fermata bruscamente, di scritte sovraimpresse, dissolvenze in nero e commenti in voice-over, affermando così l’arte cinematografica come installazione visiva più che come narrazione.

+ 1. The Other Side Of The Wind – Orson Welles

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TOP 10 MIGLIORI FILM DEL 2017

MENZIONI SPECIALI

Mrs. Fang – Wang Bing

Fang Xiuying del titolo è una signora di sessantasette anni che soffrendo da diversi anni di Alzheimer, con sintomi avanzati, dopo un trattamento inefficace, è stata mandata a casa. Qui, ridotta in uno stato vegetale, quindi priva di coscienza, completamente inane, è distesa sul letto circondata dai parenti e vicini che riuniti al suo capezzale l’assistano nei suoi ultimi giorni di non-vita o meglio sono in attesa che ella esali il suo ultimo respiro per scoppiare finalmente in quel dolore che sembra destinato a non manifestarsi finché non sia giunta quell’ora fatidica, in cui l’anima abbandona definitamente il corpo. Continua

Thelma – Joachim Trier

Thelma è capace di poteri misteriosi, ma a lei sconosciuti perché repressi e condannati da due genitori manipolatori e fondamentalisti fin dalla tenera età. Poteri che si manifestano quando per l’agitazione interiore ha delle improvvise e anomale crisi epilettiche. Thelma è certamente tra le sorprese più liete di questo 2017. Si presenta come un thriller psicologico e sovrannaturale in cui quest’ultimo elemento risulta da subito solo una cornice perfetta per affrontare un dramma familiare a sfondo religioso sublimemente narrato. Emozionante, profondo, complesso e sensuale. Il film esplora in modo incredibile i confini tra realtà e fantasia, luce e oscurità, bene e male nella natura umana.

TOP 10 

10. Inside – Vicky Langan / Maximilian Le Cain

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Inside, il primo lungometraggio della coppia Vicky Langan e Maximilian Le Cain, già artefici insieme di numerosi cortometraggi, è un’opera che esplora la vita interiore di una donna in disfacimento psichico. I due registi manifestano questo decadimento interiore manipolando magistralmente il mezzo filmico: attraverso l’uso ripetuto di distorsioni strabilianti dell’immagine e messe a fuoco anomale rivelano esternamente le sensazioni, i desideri, le illusioni e le fantasticherie represse dalla donna, anche da un rapporto coniugale in deriva. La casa, in una zona remota in campagna, diviene il simbolo principale del suo malessere e non fa altro che accrescere la frustrazione e il senso di solitudine in cui versa la donna. Inside è un altro grandissimo film della EFS che merita assolutamente considerazione e pubblico.

9. Caniba – Lucien Castaing-Taylor / Verena Paravelche

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Nel 1981, Issei Sagawa, studente giapponese della Sorbona di Parigi, dopo aver inviato una compagna di studi nel suo appartamento, la uccise con un fucile e la mangiò gradualmente. Dichiarato inabile, Sagawa ottenne l’estradizione in patria, in Giappone, dove venne liberato dalla custodia in pochi mesi e divenne una celebrità per il suo atteggiamento impenitente nei riguardi dell’’accaduto. Caniba non è un documentario su Sagawa, non documenta la sua vita né ripercorre l’omicidio, ma è una riflessione sulle pulsioni cannibalistiche dell’essere umano nella società moderna fornendo uno sguardo ravvicinato (letteralmente) di un mostro, di un cannibale, ora immobile su una sedia a rotelle e assistito dal fratello. I due registi ritraggono Issei esclusivamente attraverso l’uso del close-up e fuori fuoco in modo da fornire una visione del suo volto deformato, mostruoso.

8. The Killing of a Sacred Deer – Yorgos Lanthimos

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L’ultimo Lanthimos è un’opera tecnicamente perfetta: ben girata, interpretata in modo superbo, scritta magnificamente e meravigliosamente inquietante. Il chirurgo di successo dottor Steven Murphy ha tutto: una bella moglie, due bambini adorabili e una casa lussuosa. Il perfetto equilibrio familiare è messo a rischio dal giovane Martin che sembra voler punire e distruggere la vita del dottore a causa di un suo oscuro segreto. Il film scivola così lentamente nell’orrore, nel fantastico più disturbante, nel mito, già preannunciato dalle allusioni alla mitologia greca del titolo. The Killing of Sacred Deer è un film colmo di un’oscurità, onnipresente e divorante che permane anche dopo che è terminato. I manierismi, le conversazioni, le azioni disumane dei personaggi e la colonna sonora che si insinua in ogni scena amplificano tutto il disagio che permea il film e a cui risulta impossibile sottrarsi.

7. A Yangtze Landscape – Xu Xin

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Il documentario di Xu Xin, girato in un bianco e nero straordinariamente bello, è un viaggio lungo il corso dello Yangtze, il Fiume Azzurro che taglia longitudinalmente la Cina. Xu Xin segue l’intera lunghezza del fiume Yangtze, fornendo un panorama allo stesso tempo splendido e inquietante della terra e della gente che la popolano, per lo più emarginati.

6. Drifting cities – Michael Higgins

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Con quest’ultimo film, Higgins si rivela essere uno dei registi più eclettici e sorprendenti della Experiment Film Society, capace di muoversi da una rappresentazione immediata, caotica e dinamica, tutta improntata all’improvvisazione, come quella di Stone Boat, a un’opera evanescente, inafferrabile, a lungo meditata come Drifting Cities. Continua/Eng

5. Taming the Horse – Tao Gu

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Tao e Dong, prima che quest’ultimo segua la sua famiglia per cercare fortuna in una grande città della Cina meridionale, si ripromettono che un giorno sarebbero tornati nel villaggio natale in cui erano cresciuti, nella Mongolia Interna. Quando Tao, ora regista, alla vigilia del trentesimo compleanno di Dong arriva in città con in mano una videocamera, sembra giunto il momento di adempiere alla promessa di dieci anni prima. Dong per tutto il periodo del suo soggiorno filma con grande sensibilità l’amico che ha perso la sua strada: è un perdente deriso, socialmente turbato, un sognatore disilluso che svogliato, tra attacchi di depressione e abuso di sostanze, lotta per trovare denaro, amore e sesso. Attraverso questo ritratto di un’anima alienata che lotta in una società capitalista in rapida evoluzione come quella cinese, Taming the Horse manifesta la condizione di disperazione e spaesamento di una gioventù che cerca di trovare la sua strada tra i desideri e le speranze perdute dell’infanzia e una realtà cruda e ostile, quella dell’età adulta.

4. The Earth Still Moves –  Pablo Chavarría Gutiérrez

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Tra le visioni più estatiche e potenti dell’anno. Gutiérrez sembra non sbagliare un colpo: dopo il bellissimo “Las Letras” realizza un altro grandissimo film. The Earth Still Moves, attraverso immagini spettrali e mistiche, manifesta la realtà dietro alla realtà fisica, un mondo oscuro in cui una miriade di piante e animali si muovono in balia di impulsi primordiali, in cui l’uomo è solo una parte di un macrocosmo più grande. Il mezzo cinematografico diviene, così, la lente di ingrandimento per cogliere l’essenza invisibile, microscopica e sensoriale del mondo nei suoi minimi cambiamenti, il solo in grado di rilevare le ombre che la popolano, esperimentare l’ultraterreno.

3. Paris est une fête – un film en 18 vagues – Sylvain George

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Sylvain George realizza un’opera cinematografica e, ancor prima, un’opera politica tra le più penetranti e conturbanti degli ultimi anni. Un film che trascende l’essenza del documentario concretizzandosi in un’esperienza poetica più che in una riproduzione filmica. Fortemente eversivo e intriso di uno sperimentalismo di straordinaria suggestione visiva, Paris est una fête è un caos apparente di immagini che, seppur frammentarie, arrivano dirette alla mente dell’osservatore, colpendolo. Continua/Eng

2.  Animal Kingdom – Dean Kavanagh

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Cinema come metamorfosi artistica: trasmutazione e alterazione della realtà, mutazione della materia e del corpo fisico, rinnovamento del mezzo filmico attraverso il suo superamento taumaturgico. Animal Kingdom, l’ultima opera del giovane e sorprendente regista Dean Kavanagh, si rivela essere la manifestazione ascensionale del nuovo cinema sperimentale irlandese che trova il suo punto di riferimento nella EFS e che, come il film manifesto “Trailers”del collega Rouzbeh Rashidi, esplora l’essenza latente ed inespressa del cinema. Film estremamente denso di simbolismo e di chiare allusioni meta-cinematografiche, si concretizza fin da subito in un viaggio occulto all’interno di una dimensione ancestrale, in bilico tra una realtà mistica e una profana e animale. Continua

1. Unrest – Philippe Grandrieux

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L’autore visionario Philippe Grandrieux, dopo la realizzazione di tre lungometraggi di grande impatto visivo e sensoriale, ha dato avvio nel 2012 a un progetto di stampo sperimentale che si articola su diverse piattaforme (performance, video-installazione) con l’intento di indagare e rappresentare la condizione di paura, d’ansia e d’inquietudine che affligge l’animo umano. A tale scopo Grandrieux spinge all’estremo ogni elemento cinematografico del suo cinema: i corpi, da elementi principali divengono i soli presenti, i dialoghi scompaiono del tutto, il sonoro conturbante domina la scena. Unrest, preceduto da White Epilepsy (2012) e Meurtriere (2015), è l’ultimo atto di questo progetto. È suddiviso in tre segmenti, molto differenti l’uno dall’altro, che rievocano i due precedenti movimenti. Ogni segmento è dominato da un corpo femminile, il primo dei quali è nell’atto di sprigionare onde sensoriali, sensazioni potenti e instabili provocate dall’autoerotismo, il secondo emerge lentamente dall’oscurità per poi perdersi nuovamente in essa attraverso movimenti quasi immoti e il terzo, infine, appare come un presenza spettrale e inquietante in un bosco tenebroso.

Top 50 Movies of the 21st Century

Top 50 Movies of the 21st Century

Classifica che, fondamentalmente, vuole essere rappresentativo del percorso  cinematografico, in sostanza quello autoriale, prefissato da CinePensieri. Trattasi, per ovvi motivi, di una lista in continuo aggiornamento.

1. White Epilepsy (2012)/Meurtrière (2015)/Unrest (2017) – Philippe Grandrieux

2. The Turin Horse (2011) – Bela Tarr

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3. As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty (2000) – Jonas Mekas

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4. Stray Dogs (2013) – Tsai Ming-liang

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5. Adieu au langage (2014) – Jean-Luc Godard

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6. Century of Birthing (2011) – Lav Diaz

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7.  White Noise (2019) – Antoine d’Agata 

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8. Night Awake (2016) – Sandy Ding

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9. At Sea (2007) – Peter Hutton

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10. Hypnosis Display (2014) – Paul Clipson

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11. Post Tenebras Lux (2012) – Carlos Reygadas 

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12. Horse Money (2014) – Pedro Costa

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13. Atlas (2013) – Antoine D’Agata

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14. Heremias (Book One: The Legend of the Lizard Princess) (2006) – Lav Diaz

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15. Un lac (2008) – Philippe Grandrieux

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16.  A Spell to ward off the Darkness (2013) – Ben Rivers, Ben Russell

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17. Aka Ana (2008) – Antoine D’Agata

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18. Werckmeister Hármoniák (2000) – Bèla Tarr

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19. Trailers (2016) – Rouzbeh Rashidi

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20. Domestic Violence (2001) –  Frederick Wiseman

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21. Le livre d’image (2018) – Jean-Luc Godard

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22. ‘Til Madness Do Us Part (2013) – Wang Bing

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23. Death in the Land of Encantos (2007) – Lav Diaz

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24. La Vie nouvelle (2002) – Philippe Grandrieux 

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25.  Hotel by the River (2018) – Hong Sang-soo

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26. A Snake of June (2002) – Shinya Tsukamoto

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27.  Russian Ark (2002) – Aleksandr Sokurov

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28. Nymphomaniac Director’s cut (2013) – Lars von Trier

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29. Malgré la Nuit (2015) – Philippe Grandrieux 

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30. La última película (2013) – Raya Martin

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31. Goodbye Dragon Inn – (2003) – Tsai Ming-liang

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32. Paris est une fête – un film en 18 vagues (2017) – Sylvain George

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33. Inland Empire(2006) – David Lynch

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34. Behemoth (2015) – Zhao Liang

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35. At the First Breath of Wind (2002) – Franco Piavoli

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36. Gozu (2003) – Takashi Miike

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37. Phantom Islands (2018) – Rouzbeh Rashidi 

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38. Hard to Be a God (2013) – Aleksei German

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39.  Hors Satan (2011) – Bruno Dumont

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40. Caché (2005) – Michael Haneke

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41. Dealer (2004) – Benedek Fliegauf

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42. Love Exposure (2008) – Sion Sono

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43. In Vanda’s Room (2000) – Pedro Costa

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44. Faust (2011) – Aleksandr Sokurov

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45. Antichrist (2009) – Lars Von Trier

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46. Ashes and Snow (2005) – Gregory Colbert

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47. Mekong Hotel (2012) – Apichatpong Weerasethakul  

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48. An Elephant Sitting Still (2018) – Hu Bo

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49. Kairo (2001) – Kiyoshi Kurosawa

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50.  Geistzeit (2012) – Sector 16 

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TOP 10 MIGLIORI FILM DEL 2013

1.  Only God Forgives – Nicolas Winding Refn

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2. Stray Dogs – Tsai Ming-liang

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3. Under the Skin – Jonathan Glazer

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4. Hard to be a God – Alexei German

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5. Die andere Heimat – Chronik einer Sehnsucht – Edgar Reitz

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6. Educação Sentimental – Júlio Bressane

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7. Història de la meva mort – Albert Serra

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8. A Spell To Ward Off the Darkness – Ben Russell, Ben Rivers

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9. Feng Ai – Wang Bing

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10. Why Don’t You Play in Hell? – Sion Sono

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– di Manuel Piras –

Top 50 Favorite Avant-garde Films

  1. Hypnosis Display – Paul Clipson

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2. Central Bazaar – Stephen Dwoskin

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3. Trailers– Rouzbeh Rashidi

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4. Persona – Ingmar Bergman

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5. Dyn Amo – Stephen Dwoskin

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6. Sans Soleil – Chris Marker

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7. ‘Rameau’s Nephew’ by Diderot (Thanx to Dennis Young) by Wilma Schoen – Michael Snow

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8. Atlas – Antoine d’Agata

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9. Un lac – Philippe Grandrieux

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10. As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty – Jonas Mekas

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11. At Sea – Peter Hutton

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12. Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles – Chantal Akerman

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13.  TheHouse – Šarūnas Bartas

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14. Geistzeit – Sector 16

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15. Night Awake – Sandy Ding

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16. The Mirror – Andrej Tarkovskij

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17. La Vie Nouvelle – Philippe Grandrieux

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18. A Spell to Ward Off the Darkness – Ben Rivers, Ben Russell

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19. Le Joli Mai – Chris Marker

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20. The World – Takashi Makino

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21. Walden – Jonas Mekas

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22. The Sun and the Moon – Stephen Dwoskin

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23. Funeral Parade of Roses – Toshio Matsumoto

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24. Ten Years in the Sun – Rouzbeh Rashidi

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25. Death and Devil – Stephrn Dwoskin

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26. HSP: There Is No Escape From The Terrors Of The Mind – Rouzbeh Rashidi

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27. The Hart of London –  Jack Chambers

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28. The Earth Still Moves –  Pablo Chavarría Gutiérrez

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29. The Letters – Pablo Chavarría Gutiérrez

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30. Immanence Decostruction of Us – Rouzbeh Rashidi

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31. Les Rendez-vous d’Anna – Chantal Akerman

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32. A Married Woman –  Jean-Luc Godard

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33. Three Landscape – Peter Hutton

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34. He – Rouzbeh Rashidi

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35. Ashes and Snow – Gregory Colbert

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36. A Harbour Town – Dean Kavanagh

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37. Tenebrous City & Ill-Lighted Mortals – Rouzbeh Rashidi

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38. The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers – Ben Rivers

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39. Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives – Apichatpong Weerasethakul

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40. Enter the Void – Gaspar Noè

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41. La Jetèe –  Chris Marker

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42. Syndromes and a Century – Apichatpong Weerasethakul

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43. White Epilepsy – Philippe Grandrieux

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44. Drifting Cities – Michael Higgins

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45. L’éden et après – Alain Robbe-Grillet

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46. The Holy Mountain – Alejandro Jodorowsky

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47. Big Bang Love, Juvenile A – Takashi Miike

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48. Presents – Michael Sno

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49. Stone Boat Exhausted – Michael Higgins

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50. Adieu au langage – Jean-Luc Godard

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Top 50 Migliori Registi

1. ANDREJ TARKOVSKIJ 

Solaris – Stalker – The Mirror

2. INGMAR BERGMAN

Persona – Cries & Whispers – Winter Light

 3. ROBERT BRESSON

Mouchette – Au hasard Balthazar – Le Diable probablement

4. BELA TARR

The Turin Horse – Satantango – Werckmeister Hármoniák

5. JEAN-LUC GODARD

Adieu au langage – Vivre sa vie – Une femme mariée

 6. ALEKSANDR SOKUROV 

Mother and Son – The Second Circle – The Lonely Voice of Man

7. STEPHEN DWOSKIN 

Central Bazaar – Dyn Amo – The Sun and The Moon

8. TSAI MING-LIANG

Stray Dogs – Vive L’Amour – Goodbye, Dragon Inn

9. CHRIS MARKER

Sans Soleil – Le Joli Mai – La jetée

 10. JONAS MEKAS

As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty – Walden – Lost, Lost, Lost

11. MICHELANGELO ANTONIONI 

La trilogia dell’incomunicabilità (L’avventura, La notte, L’eclisse) – The passenger – Deserto rosso

12. PHILIPPE GRANDRIEUX

Un lac – La vie nouvelle – Malgré la Nuit

13. LAV DIAZ 

Century of Birthing – Heremias – Death in the Land of Encantos

14. MICHAEL SNOW 

‘Rameau’s Nephew’ by Diderot (Thanx to Dennis Young) by Wilma Schoen – La Région centrale – Presents

15. CHANTAL AKERMAN

Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles – Les rendez-vous d’Anna – No Home Movie

16. ANDRZEJ ŻULAWSKI

On the Silver Globe – Possession – Diabel

17. PETER HUTTON

At Sea – Three Landscapes – New York Portrait (Chapters I- III)

18. PIER PAOLO PASOLINI

Salò o le 120 giornate di Sodoma – Porcile – Teorema

19FREDERICK WISEMAN

Near Death – Domestic Violence – Titicut Follies

2O. KENJI MIZOGUCHI

Sansho the Bailiff – Ugetsu monogatari – The Crucified Lovers

21. WANG BING

Feng Ai – Fengming, a Chinese Memoir – Ta’ang

22. ŠARUNAS BARTAS

The House – Few of Us – The Corridor

23. THEO ANGELOPOULOS

Eternity and a Day – Landscape in the Mist – The Beekeeper

24. STANLEY KUBRICK

2001: A Space Odyssey – A Clockwork Orange – Eyes Wide Shut

25. ALFRED HITCHCOCK

Vertigo – Rear Window – Psycho

26. FRANCO PIAVOLI

Il pianeta azzurro – Al primo soffio di vento – Voci nel tempo

27. LUCHINO VISCONTI

Rocco e i suoi fratell – Morte a Venezia – Il Gattopardo

28. DOUGLAS SIRK

Imitation of Life – Written on the Wind – All That Heaven Allows

29. JEAN EPSTEIN

La Chute de la Maison Usher – Le Tempestaire – Finis Terræ

30. STAN BRAKHAGE

Dog Star Man –  Window Water Baby Moving  –  The Act of Seeing with One’s Own Eyes

31. NAGISA OSHIMA

Death by HangingNight and Fog in Japan – In the Realm of the Senses

32. PEDRO COSTA

Cavalo Dinheiro –  Juventude em marcha – No quarto da Vanda

33. RAINER WERNER FASSBINDER

The Marriage of Maria Braun – Querelle – The Bitter Tears of Petra von Kant

34. AKIRA KUROSAWA

Rashomon – Ran – Seven Samurai

35. EDERICO FELLINI

8½ – Amarcord – La dolce vita

36. YASUJIRO OZU 

Tokyo Story – Late Spring – An Autumn Afternoon

37. SERGIO LEONE

Il buono, il brutto, il cattivo – C’era una volta in America – C’era una volta il West

38. CARLOS REYGADAS

Post Tenebras Lux – Japón – Luz Silenciosa

39. CARL THEODOR DREYER

La passion de Jeanne d’Arc – Ordet – Dies irae

40. LUIS BUNUEL

The Discreet Charm of the Bourgeoisie –  The phantom of liberty – The Milky Way

41. HONG SANG-SOO 

Hotel by the River – Tale of Cinema – Right Now, Wrong Then

42. LARS VON TRIER

Nymphomaniac – Antichrist – Melancholia

43. ERIC ROHMER 

Ma nuit chez Maud – La collectionneuse – L’amour l’après-midi

44. WERNER HERZOG

Aguirre, der Zorn Gottes – Fitzcarraldo – Stroszek

45. ROBERTO ROSSELLINI

Europa ’51 – Roma città aperta – Germania anno zero

46. ORSON WELLES

 Citizen Kane -Le Procès – Touch of Evil

47. QUENTIN TARANTINO

Pulp Fiction – Reservoir Dogs – Once Upon a Time in Hollywood

48. APICHATPONG WEERASETHAKUL

Mekong Hotel – Cemetery of Splendour – Syndromes and a Century

49. DAVID LYNCH

Inland Empire – Eraserhead – Mulholland Drive

50. ROUZBEH RASHIDI 

Trailers – Ten Years in the SunPhantom Islands

Top 10 Migliori Film del 2015

1. Ten Years In The Sun – Rouzbeh Rashidi

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2.   Behemoth –  Zhao Liang

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3. The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers – Ben Rivers26257

4.  No Home Movie – Chantal Akerman

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5. Cemetery of Splendour –  Apichatpong Weerasethakul

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6. Knight of Cups – Terrence Malick

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7. The Assassin – Hsiao-Hsien

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8.  Malgré la Nuit – Philippe Grandrieux

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9. Little Sister –  Hirokazu Kore’eda

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10. Victoria – Sebastian Schipper

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Top 10 Martial Arts Films

Top 10 migliori film sulle arti marziali

Ecco la mia personale classifica di quelli che reputo i migliori film sulle arti marziali! Non ho inserito titoli come “La tigre e il dragone” e “Hero” in quanto si distanziano troppo dalla verosimiglianza.

10. Ip Man (2008) – Wilson Yip

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Il film è liberamente ispirato alla vita di Yip Man, il leggendario maestro dell’arte marziale del Wing Chun, nonché maestro di Bruce Lee. Le vicende si svolgono nel 1930 a Foshan, una città famosa per le arti marziali, dove il maestro Yip insieme alla sua famiglia cerca di sopravvivere all’oppressione causata nel 1937 dall’invasione giapponese della Cina. Il film, che ha chiari intenti di propaganda nazionalista, è realizzato molto bene, Wilson Yip è davvero grandioso a riprendere i combattimenti rendendoli molto convincenti e veramente belli da vedere.  Non so come sia realmente lo stile del Wing Chun, ma in questo film appare strepitoso, i pugni a catena portati in rapida successione sono stupendi. Il film non si lascia sfuggire l’opportunità di omaggiare Bruce Lee, il combattimento di Ip Man contro i karateki è una chiara citazione a “Dalla Cina con furore”. Donnie Yen per poter interpretare la parte ha dovuto studiare duramente Wing Chun, insieme al Gran Maestro Ip Chun, figlio maggiore del vero YipMan, per oltre un anno!

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9. Flash Point (2007) – Wilson Yip

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Donnie Yen nel ruolo di Ma, uno zelante ispettore di polizia è impegnato ad indagare insieme al suo partner Wilson, in sotto copertura, su una pericolosa organizzazione criminale thailandese guidata da tre fratelli senza scrupoli. Il film è un poliziesco, che nella prima parte vede poca azione per lasciare lo spazio alla caratterizzazione dei protagonisti che riesce discretamente, mentre la seconda è dominata dall’azione e da grande tensione che culmina nel combattimento finale tra Donnie Yen e Colin Chou. Questo scontro è destinato a diventare un punto fermo dei film di arti marziali moderni, ha tutto: è tremendamente realistico, un ritmo da far paura, una messa in scena fantastica, girato eccezionalmente e soprattutto sono presenti tante ma tante botte senza esclusione di colpi!

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8. Enter the Dragon (1973)  –  Robert Clouse, Bruce Lee  

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L’ultimo film di Bruce Lee che purtroppo non riuscì a vedere, in quanto morì ad un mese dall’uscita della pellicola in prima mondiale a Los Angeles. Lee, membro del Tempio Shaolin e maestro nelle arti marziali, viene reclutato da un agente del servizio segreto inglese per indagare sul signore della guerra e del crimine Han, che organizza ogni tre anni sulla propria isola un torneo di arti marziali, che in realtà è una copertura per il traffico di droga e prostituzione. Il film sebbene assuma una tinta spionistica, infatti il cattivo ricorda uno degli antagonisti di James Bond, rimane un film di arti marziali caratterizzato da combattimenti, alcuni dei quali strepitosi, come quello nelle viscere della fortezza dove Lee affronta in serie gli scagnozzi di Han.

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7. The 36th Chamber of Shaolin (1978) – Lau Kar Leung

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Il giovane studente San Te aiuta il suo maestro a recapitare i messaggi della resistenza contro gli oppressori tartari. Scoperti dal governo, la scuola viene distrutta e il padre del giovane ucciso insieme al maestro e ai suoi compagni di scuola. San Te, ferito, fugge trovando rifugio al tempio di Shaolin, dove con l’intenzione di vendicarsi chiede ai monaci di imparare le arti marziali. Il tempio Shaolin è composto da 35 camere e ogni stanza ha delle prove da affrontare: superata una stanza si può accedere alla successiva e così via. San Te riesce a superare, una dopo l’altra, tutte le camere disciplinando il corpo, la mente, i riflessi e la volontà. Divenuto così a tutti gli effetti un monaco, il giovane crea la trentaseiesima camera dello Shaolin, dove poter insegnare il kung fu anche ai non monaci. Gran parte del film riguarda l’addestramento del ragazzo e i suoi sforzi per superare le diverse camere, dove si possono vedere armi di tutti i tipi: sciabola singola e doppia, bastone, lancia, bastone a tre sezioni, coltelli da lancio e altre. Questa è la parte più bella del film, dove appaino alcune sequenze davvero incredibili. Un classico intramontabile!

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6. Five Deadly Venoms (1978) – Chang Cheh

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Il maestro di una scuola segreta di arti marziali, sul punto di morte, convoca il suo giovane allievo Yang per affidargli un ultimo compito: il ragazzo deve rintracciare i “cinque veleni”, cinque uomini che hanno appreso dei particolari stili marziali ispirati ad animali velenosi (Millepiedi, Serpente, Scorpione, Lucertola e Rospo), scoprire se sono divenuti malvagi e nel caso ucciderli. Il film è caratterizzato da una trama particolarmente intricata per un film di arti marziali e da una varietà di stili molto bizzarri, ma rappresentati e coreografati incredibilmente bene. L’idea che ciascuno dei “veleni” abbia un proprio stile di combattimento e un proprio punto forte è davvero accattivante: i Millepiedi, è in grado di sferrare colpi velocissimi come se avesse mille mani; il Serpente, è noto per la sua reattività rapida come quella di un serpente; lo Scorpione è in possesso di una presa forte come una tenaglia e di un calcio letale come un pungiglione; la Lucertola è dotato di corpo leggero e gambe potenti così da potersi arrampicare con facilità; il Rospo ha un fisico indistruttibile in grado di resistere agli attacchi con spade e lance.

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5. Drunken Master (1978) – Yuen Wo Ping

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Capostipite di quel genere a cui Jackie Chan deve la sua fama in occidente, ad Hollywood: il mix di commedia e arti marziali. Il film è ricco d’azione, ma anche di tanta comicità in cui giocano un ruolo decisivo le fantastiche acrobazie di Jackie Chan, che fin dagli albori fa tutto personalmente senza mai servirsi di controfigure. Wong Fei Hung, figlio di un maestro di Kung Fu molto ammirato e rispettato in città, è una vera peste combina guai, fino a quando il padre esasperato lo manda dal terribile maestro Su Hua Chi, in modo che questi lo possa educare. Il vecchio, che si rivela essere un allegro ubriacone, attraverso un durissimo allenamento insegna al ragazzo il suo stile segreto di combattimento chiamato “gli otto dei ubriachi”. L’allenamento è davvero divertente come anche le diverse posizioni degli otto dei ubriachi che insieme danno vita ad uno stile di combattimento davvero strambo, che io adoro. Il film è un cult assoluto del genere.

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4. The Raid (2011) – Gareth Evans

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Una squadra composta da 20 agenti di polizia irrompe in un condominio situato nei bassifondi di Giacarta per scovare ed arrestare il signore del crimine Tama Riyadi, ma troveranno tutti la morte tranne uno, Rama. Nonostante la semplicità della trama, Gareth Evans riesce a realizzare un film capolavoro del suo genere. I poliziotti risalgono i piani dell’edificio uno ad uno andando incontro alla morte per mano degli inquilini, muniti di machete e pistole. Il film è iper-violento e cupissimo, ma dotato di un ritmo incalzante, dirompente che raggiunge livelli di tensione impressionanti. La location esalta la Pencak Silat di Iko Uwais, i combattimenti nei corridoi risultano incredibili, in quanto son coreografati, ripresi e montati in modo eccelso.

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3. Fist of Fury (1972) – Lo Wei / Five Fingers of Death (1972) – Chang-hwa Jeong

Dalla Cina con furore

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Secondo lungometraggio e primo grande successo di Bruce Lee, padre delle arti marziali miste, divenuto leggenda, il quale portò i film di arti marziali dalla Cina al resto del mondo e contribuì in maniera preponderante alla diffusione del genere. È una storia di vendetta che vede Bruce Lee nel suo ruolo più feroce, Chen Zhen, che in una Shangai occupata dai Giapponesi, scatena la propria furia contro gli invasori nipponici, responsabili dell’uccisione del suo maestro di kung fu, Huo Yuanjia (persona realmente esistita). L’immensa fama del film è dovuta agli stupendi combattimenti in cui Bruce Lee mostra tutta la sua tenacia, come nello scontro all’interno del dojo, dove armato dei suoi iconici nunchaku sconfigge da solo tutti i karateki e il loro sensei. La grandiosità del film è dimostrata dagli innumerevoli remake.

Cinque dita di violenza 

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Chih-Hao, un giovane lottatore, per vincere un importantissimo torneo di arti marziali, viene mandato dal suo maestro adottivo ad allenarsi con il grande Chen-Hsin-Pei, il quale dopo averlo eletto come il suo discepolo prediletto gli insegna la letale tecnica del “Palmo d’acciaio”. Il ragazzo viene osteggiato da Meng-Tung e suo figlio che, pur di vincere il torneo e così conquistare il predominio sulle altre scuole di arti marziali, sono disposti ad uccidere chiunque si ponga sulla loro strada. Tra i più noti film di arti marziali di tutti i tempi (anche per merito di Tarantino che lo ha rilanciato),  Cinque dita di violenza come la maggior parte dei film di arti marziali non eccelle per la trama, che è la solita storia incentrata sulla vendetta, ma per le straordinarie coreografie di combattimento. Il film, infatti, abbonda di sequenze di lotta, che sono tutte meravigliose e incredibilmente violente per l’epoca. Un must assoluto!

Bruce Lee – Dalla Cina con furore (DVD versione rimasterizzata)

2. The Legend of Drunken Master (1994) – Lau Kar Leung  

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Jackie Chan torna nel ruolo di Wong Fei Hung, già interpretato nel primo Drunken Master, che questa volta viene accidentalmente coinvolto in un contrabbando di manufatti cinesi che vengono esportati dal paese dal corrotto console britannico. Sicuramente il miglior film di Jackie Chan che qui sfodera tutto il suo repertorio: la grande maestria nelle acrobazie, enorme fluidità del movimento, una tecnica impressionante, puro atletismo e soprattutto lo “Zui Baxianquan”, lo stile dell’ubriaco, davvero strepitoso. La lotta finale contro Ken Lo, è davvero memorabile ed è una delle più intense, tecnicamente complicate e belle scene di combattimento mai realizzate nella storia dei film di arti marziali, e fu impiegato circa sei mesi di tempo per girarla tutta.

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1. The Raid 2: Berandal (2014) – Gareth Evans

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La posizione dice tutto: è uno dei film d’azione che preferisco in assoluto e penso che sia il miglior sequel mai realizzato per un film di questo genere. La vicenda è ambientata un paio di ore dopo la fine di The Raid: Rama, per sgominare la mala indonesiana e la corruzione nelle forze di polizia, viene infiltrato nell’organizzazione di Bangun e dell’ambizioso figlio Uco. Rispetto al capitolo precedente, The Raid 2 è dotato di una trama di un certo spessore ed è strutturato in modo completamente differente: è un gangster movie. Il regista Gareth Evans ha realizzato qualcosa di straordinario, ha raggiunto un nuovo livello del cinema d’azione e soprattutto di arti marziali. Ad ogni sequenza di lotta viene voglia di gridare alla scena più bella mai vista in un film di questo genere. Evans filma con grande maestria le sequenze d’azione e le incredibili scene di lotta, meglio di qualsiasi regista di Hollywood. Il combattimento finale in cucina, che il regista ha impiegato ben sei settimane a progettare e otto giorni per filmare, è semplicemente uno dei migliori, se non il migliore mai visto al cinema. Iko Uwais è ormai una garanzia con la sua Pencak Silat, la tradizionale arte marziale indonesiana. Film imperdibile, obbligatorio per gli amanti del genere. Ho apprezzato in particolare la resa geniale, per niente banale, di due personaggi “La Ragazza con i martelli” e Il Ragazzo con la mazza da baseball”.

The Raid 2 – Berendal (Blu-Ray)