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Trailers (2016) – Rouzbeh Rashidi     —> English Version

Una sala di cinema vuota, tante poltroncine rosse, nessuno spettatore seduto. Un uomo attraversa la sala: è il regista, Rashidi, che con il suo passaggio sembra dare inizio allo spettacolo. Lo schermo davanti alle poltroncine prende vita e comincia un lungo viaggio alla scoperta del mondo, alla scoperta di noi, di ciò che eravamo, siamo e saremo.

Rashidi è il demiurgo di una realtà cinematografica, quindi fittizia, che appare più reale della realtà stessa: attraverso lo sguardo invisibile di un’entità aliena, esterna al mondo rappresentato o meglio, appositamente edificato, assistiamo a un’epopea sull’evoluzione-involuzione umana che è al centro di un universo in continua costituzione e disgregazione. L’universo viene raffigurato, nella sua essenza cosmica, sullo schermo della sala e costituisce la cornice fattuale delle rappresentazioni teatrali che si svolgono davanti ad esso, sul palcoscenico: un gruppo di personaggi dà vita a misteriosi rituali sessuali in balia di istinti primordiali privi di ogni tipo di inibizione, sospesi in un tempo e in uno spazio indicibile, mentre sullo schermo, in parallelo, viene ripercorso lo sviluppo progressivo della terra insieme alle specie animali che l’hanno popolata in passato, come i dinosauri, e quelli che la popolano tutt’ora. Lo schermo davanti al quale si svolge questo oscuro spettacolo, rappresentativo di ciò che è divenuta l’umanità, rimane lo spazio circoscritto a tutto ciò che non è umano, come per sottolineare che ciò a cui stiamo assistendo non è solo finzione, non è solo cinema, ma qualcosa che trascende il cinema stesso, la nostra realtà.

Rashidi porta avanti la sua indagine personale sulla natura del cinema in tutte le sue forme e potenzialità, operazione già perseguita nei film precedenti nel tentativo di coglierne l’essenza più profonda. Qui sembra proprio riuscire nel suo intento: servendosi di immagini potenti, di una tecnica di montaggio e regia perfetta coadiuvata dal sonoro, riesce a coglierne il cuore e a spingersi oltre riformulando il concetto stesso di cinema. L’arte cinematografica viene reinterpretata dal regista come un processo di continua decomposizione e aggregazione di tutti i suoi elementi, così come il cataclisma di portata universale che con la sua potenza distruttiva non risparmia neppure quei pochi strani personaggi, simbolo di un’umanità ormai alla deriva.

Diverse scene del film riguardano l’evolversi di un’ambigua relazione tra un uomo e una donna: in un primo momento la donna sembra sedurre l’uomo con dei movimenti sinuosi e sensuali del proprio corpo, per poi prendere sopravvento su questo, sottomettendolo e sottoponendolo a sevizie fisiche sempre più degradanti e opprimenti. La donna richiama il fascino che la settima arte esercita sull’uomo, il quale, incapace di resistere alle sue lusinghe, finisce per essere soggiogato ad essa facilmente. La maggior parte degli attori che subiscono l’umiliazione della sottomissione, infatti, sono registi. In una scena, lo stesso Rashidi viene manovrato come un burattino dalla donna: il cinema domina, così, colui che per antonomasia è il suo dominatore.

Cinema come specchio dell’umanità, un’umanità sempre più degradata in costante involuzione, che sottomette, umilia e deride l’uomo stesso. Ciò porta il cinema a essere uno strumento di sottomissione e umiliazione: l’uomo viene prima sedotto e poi sottomesso dal cinema in persona. La realtà e il cinema si confondono: il cinema si conforma alla realtà o la realtà al cinema?

trailers ross

Voto: ★★★★★

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