TOP 10 MIGLIORI FILM DEL 2017

MENZIONI SPECIALI

Mrs. Fang – Wang Bing

Fang Xiuying del titolo è una signora di sessantasette anni che soffrendo da diversi anni di Alzheimer, con sintomi avanzati, dopo un trattamento inefficace, è stata mandata a casa. Qui, ridotta in uno stato vegetale, quindi priva di coscienza, completamente inane, è distesa sul letto circondata dai parenti e vicini che riuniti al suo capezzale l’assistano nei suoi ultimi giorni di non-vita o meglio sono in attesa che ella esali il suo ultimo respiro per scoppiare finalmente in quel dolore che sembra destinato a non manifestarsi finché non sia giunta quell’ora fatidica, in cui l’anima abbandona definitamente il corpo. Continua

Thelma – Joachim Trier

Thelma è capace di poteri misteriosi, ma a lei sconosciuti perché repressi e condannati da due genitori manipolatori e fondamentalisti fin dalla tenera età. Poteri che si manifestano quando per l’agitazione interiore ha delle improvvise e anomale crisi epilettiche. Thelma è certamente tra le sorprese più liete di questo 2017. Si presenta come un thriller psicologico e sovrannaturale in cui quest’ultimo elemento risulta da subito solo una cornice perfetta per affrontare un dramma familiare a sfondo religioso sublimemente narrato. Emozionante, profondo, complesso e sensuale. Il film esplora in modo incredibile i confini tra realtà e fantasia, luce e oscurità, bene e male nella natura umana.

TOP 10 

10. Inside – Vicky Langan / Maximilian Le Cain

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Inside, il primo lungometraggio della coppia Vicky Langan e Maximilian Le Cain, già artefici insieme di numerosi cortometraggi, è un’opera che esplora la vita interiore di una donna in disfacimento psichico. I due registi manifestano questo decadimento interiore manipolando magistralmente il mezzo filmico: attraverso l’uso ripetuto di distorsioni strabilianti dell’immagine e messe a fuoco anomale rivelano esternamente le sensazioni, i desideri, le illusioni e le fantasticherie represse dalla donna, anche da un rapporto coniugale in deriva. La casa, in una zona remota in campagna, diviene il simbolo principale del suo malessere e non fa altro che accrescere la frustrazione e il senso di solitudine in cui versa la donna. Inside è un altro grandissimo film della EFS che merita assolutamente considerazione e pubblico.

9. Caniba – Lucien Castaing-Taylor / Verena Paravelche

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Nel 1981, Issei Sagawa, studente giapponese della Sorbona di Parigi, dopo aver inviato una compagna di studi nel suo appartamento, la uccise con un fucile e la mangiò gradualmente. Dichiarato inabile, Sagawa ottenne l’estradizione in patria, in Giappone, dove venne liberato dalla custodia in pochi mesi e divenne una celebrità per il suo atteggiamento impenitente nei riguardi dell’’accaduto. Caniba non è un documentario su Sagawa, non documenta la sua vita né ripercorre l’omicidio, ma è una riflessione sulle pulsioni cannibalistiche dell’essere umano nella società moderna fornendo uno sguardo ravvicinato (letteralmente) di un mostro, di un cannibale, ora immobile su una sedia a rotelle e assistito dal fratello. I due registi ritraggono Issei esclusivamente attraverso l’uso del close-up e fuori fuoco in modo da fornire una visione del suo volto deformato, mostruoso.

8. The Killing of a Sacred Deer – Yorgos Lanthimos

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L’ultimo Lanthimos è un’opera tecnicamente perfetta: ben girata, interpretata in modo superbo, scritta magnificamente e meravigliosamente inquietante. Il chirurgo di successo dottor Steven Murphy ha tutto: una bella moglie, due bambini adorabili e una casa lussuosa. Il perfetto equilibrio familiare è messo a rischio dal giovane Martin che sembra voler punire e distruggere la vita del dottore a causa di un suo oscuro segreto. Il film scivola così lentamente nell’orrore, nel fantastico più disturbante, nel mito, già preannunciato dalle allusioni alla mitologia greca del titolo. The Killing of Sacred Deer è un film colmo di un’oscurità, onnipresente e divorante che permane anche dopo che è terminato. I manierismi, le conversazioni, le azioni disumane dei personaggi e la colonna sonora che si insinua in ogni scena amplificano tutto il disagio che permea il film e a cui risulta impossibile sottrarsi.

7. A Yangtze Landscape – Xu Xin

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Il documentario di Xu Xin, girato in un bianco e nero straordinariamente bello, è un viaggio lungo il corso dello Yangtze, il Fiume Azzurro che taglia longitudinalmente la Cina. Xu Xin segue l’intera lunghezza del fiume Yangtze, fornendo un panorama allo stesso tempo splendido e inquietante della terra e della gente che la popolano, per lo più emarginati.

6. Drifting cities – Michael Higgins

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Con quest’ultimo film, Higgins si rivela essere uno dei registi più eclettici e sorprendenti della Experiment Film Society, capace di muoversi da una rappresentazione immediata, caotica e dinamica, tutta improntata all’improvvisazione, come quella di Stone Boat, a un’opera evanescente, inafferrabile, a lungo meditata come Drifting Cities. Continua/Eng

5. Taming the Horse – Tao Gu

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Tao e Dong, prima che quest’ultimo segua la sua famiglia per cercare fortuna in una grande città della Cina meridionale, si ripromettono che un giorno sarebbero tornati nel villaggio natale in cui erano cresciuti, nella Mongolia Interna. Quando Tao, ora regista, alla vigilia del trentesimo compleanno di Dong arriva in città con in mano una videocamera, sembra giunto il momento di adempiere alla promessa di dieci anni prima. Dong per tutto il periodo del suo soggiorno filma con grande sensibilità l’amico che ha perso la sua strada: è un perdente deriso, socialmente turbato, un sognatore disilluso che svogliato, tra attacchi di depressione e abuso di sostanze, lotta per trovare denaro, amore e sesso. Attraverso questo ritratto di un’anima alienata che lotta in una società capitalista in rapida evoluzione come quella cinese, Taming the Horse manifesta la condizione di disperazione e spaesamento di una gioventù che cerca di trovare la sua strada tra i desideri e le speranze perdute dell’infanzia e una realtà cruda e ostile, quella dell’età adulta.

4. The Earth Still Moves –  Pablo Chavarría Gutiérrez

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Tra le visioni più estatiche e potenti dell’anno. Gutiérrez sembra non sbagliare un colpo: dopo il bellissimo “Las Letras” realizza un altro grandissimo film. The Earth Still Moves, attraverso immagini spettrali e mistiche, manifesta la realtà dietro alla realtà fisica, un mondo oscuro in cui una miriade di piante e animali si muovono in balia di impulsi primordiali, in cui l’uomo è solo una parte di un macrocosmo più grande. Il mezzo cinematografico diviene, così, la lente di ingrandimento per cogliere l’essenza invisibile, microscopica e sensoriale del mondo nei suoi minimi cambiamenti, il solo in grado di rilevare le ombre che la popolano, esperimentare l’ultraterreno.

3. Paris est une fête – un film en 18 vagues – Sylvain George

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Sylvain George realizza un’opera cinematografica e, ancor prima, un’opera politica tra le più penetranti e conturbanti degli ultimi anni. Un film che trascende l’essenza del documentario concretizzandosi in un’esperienza poetica più che in una riproduzione filmica. Fortemente eversivo e intriso di uno sperimentalismo di straordinaria suggestione visiva, Paris est una fête è un caos apparente di immagini che, seppur frammentarie, arrivano dirette alla mente dell’osservatore, colpendolo. Continua/Eng

2.  Animal Kingdom – Dean Kavanagh

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Cinema come metamorfosi artistica: trasmutazione e alterazione della realtà, mutazione della materia e del corpo fisico, rinnovamento del mezzo filmico attraverso il suo superamento taumaturgico. Animal Kingdom, l’ultima opera del giovane e sorprendente regista Dean Kavanagh, si rivela essere la manifestazione ascensionale del nuovo cinema sperimentale irlandese che trova il suo punto di riferimento nella EFS e che, come il film manifesto “Trailers”del collega Rouzbeh Rashidi, esplora l’essenza latente ed inespressa del cinema. Film estremamente denso di simbolismo e di chiare allusioni meta-cinematografiche, si concretizza fin da subito in un viaggio occulto all’interno di una dimensione ancestrale, in bilico tra una realtà mistica e una profana e animale. Continua

1. Unrest – Philippe Grandrieux

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L’autore visionario Philippe Grandrieux, dopo la realizzazione di tre lungometraggi di grande impatto visivo e sensoriale, ha dato avvio nel 2012 a un progetto di stampo sperimentale che si articola su diverse piattaforme (performance, video-installazione) con l’intento di indagare e rappresentare la condizione di paura, d’ansia e d’inquietudine che affligge l’animo umano. A tale scopo Grandrieux spinge all’estremo ogni elemento cinematografico del suo cinema: i corpi, da elementi principali divengono i soli presenti, i dialoghi scompaiono del tutto, il sonoro conturbante domina la scena. Unrest, preceduto da White Epilepsy (2012) e Meurtriere (2015), è l’ultimo atto di questo progetto. È suddiviso in tre segmenti, molto differenti l’uno dall’altro, che rievocano i due precedenti movimenti. Ogni segmento è dominato da un corpo femminile, il primo dei quali è nell’atto di sprigionare onde sensoriali, sensazioni potenti e instabili provocate dall’autoerotismo, il secondo emerge lentamente dall’oscurità per poi perdersi nuovamente in essa attraverso movimenti quasi immoti e il terzo, infine, appare come un presenza spettrale e inquietante in un bosco tenebroso.

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Mrs. Fang

Mrs. Fang (2017) – Wang Bing

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“Ho concepito Mrs. Fang mentre stavo girando un precedente film, nel 2015. Ho conosciuto una donna e ho fatto dei sopralluoghi nel suo villaggio, immaginando di fare un documentario su quella gente, ma poi mi sono soffermato sulla madre della persona che avevo conosciuto. Il progetto è rimasto in sospeso finché quella donna mi ha telefonato, dicendo che sua madre era gravemente malata e le rimaneva poco da vivere. Così mi sono precipitato nel luogo e ho raccolto gli ultimi giorni di vita della donna e dei famigliari al suo capezzale.” – Wang Bing

L’ultima opera di Bing è qualcosa di abbastanza atipico nella sua filmografia sia per la esigua durata di soli 86 min sia, soprattutto, per la tematica affrontata che si distanzia da quella tendente al socio-politico e più generale delle sue altre opere, concentrandosi qui in una dimensione prettamente intimistica e ristretta, quella familiare di Mrs. Fang.

Fang Xiuying del titolo è una signora di sessantasette anni che soffrendo da diversi anni di Alzheimer, con sintomi avanzati, dopo un trattamento inefficace, è stata mandata a casa. Qui, ridotta in uno stato vegetativo, quindi priva di coscienza, completamente inane, è distesa sul letto circondata dai parenti e vicini che riuniti al suo capezzale l’assistano nei suoi ultimi giorni di non-vita o meglio sono in attesa che ella esali il suo ultimo respiro per scoppiare finalmente in quel dolore che sembra destinato a non manifestarsi finché non sia giunta quell’ora fatidica, in cui l’anima abbandona definitamente il corpo.

L’attesa è protagonista indiscussa di quest’opera ancora più dell’anziana signora morente. L’attesa di un trapasso, di un lutto che è soffocato da un flebile respiro vitale che percorre ancora un corpo che ormai è solo un involucro di carne che tuttavia (r)esiste. I parenti e gli amici nella stanza assistono l’anziana, tra un brusio continuo di sottofondo e la televisione costantemente accesa, sembrando non curanti molto di quel volto, segnato dall’età e soprattutto da quel male che l’ha condotta nell’oblio, rubato il passato, spezzato il presente e che le sta consumando lentamente il futuro. Volto che è quasi sempre rivolto nel vuoto come se volesse fissare almeno nell’aria un’esistenza destinata a non ritornare mai più. Noi scopriamo un po’ Mrs Fang in quei brusii, in quelle discussioni da portinai, che descrivono la donna che era.

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L’attesa non è solo quella statica della stanza in cui giace Mrs. Fang, ma è anche la vita dei famigliari che procede avanti nella sua routine quotidiana. Sono molte le sequenze in cui Bing segue questi dalla loro attività lavorativa, di pescatori, ai loro momenti di riposo, li pedina attraverso lunghi piano-sequenze senza mai apparire invasivo. Bing, così, contrappone all’immobilità della morte il fluire della vita, perché la vita nel bene o nel male deve continuare.

Noi partecipiamo a questa attesa tramite lo sguardo filmico di Wang Bing che scruta quel corpo rassegnato e rattrappito di Mrs. Fang, nella sua sofferenza riflessa in occhi che sembrano essere poter compresi solo dalla cinepresa (dal cinema), l’inanimato che coglie l’essenza vitale e la fa perdurare tramite il mezzo cinematografico in noi testimoni impassibili. Un’attesa che in un certo senso non sarà mai soddisfatta. Bing, nell’istante in cui la vita abbandona definitivamente l’anziana donna, con grande rispetto retrocede, distogliendo così il suo sguardo filmico dal capezzale, perché quello è un’ istante riservato solo ai familiari, il dolore è solo loro, la morte non è uno spettacolo. Bing, ancora una volta, alla fine si rivela essere testimone silenzioso della vita, e come potrebbe essere altrimenti, il cinema è vivo e non può che esprimere la vita. Non a caso, l’ultima immagine del film si sofferma sull’acqua (simbolo della vita), una barchetta va al largo piano piano in cerca di un pasto per la sera.

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Mrs. Fang trionfa a Locarno #70, Pardo d’Oro.

Voto: ★★★★☆