Ten Years In The Sun

Ten Years In The Sun (2015) – Rouzbeh Rashidi  ⇒ English version at the bottom

Ten Years in The Sun, come il successivo Trailers, è tra le opere cinematografiche più importanti del nuovo millennio, tra quelle che in qualche modo hanno reinventato il concetto di film, codificando un linguaggio espressivo che trascende quello cinematografico. Ciò si concretizza soprattutto in Trailers, che è fondante di un cinema nuovo, inespresso fino a questo momento, che travalica ogni tipo di confine filmico, ma in misura relativamente minore si può affermare lo stesso di Ten Years, che, sebbene costituisca in un certo senso un tentativo di approdare a Trailers, è un’opera che mantiene rigorosamente una sua autonomia precostituita. Ten Years In The Sun, infatti, per quanto sia legato profondamente all’opera successiva, costituisce il punto d’inizio essenziale per cogliere appieno l’innovativo percorso cinematografico teorizzato da Rashidi, nel tentativo di far percepire il cinema in tutte le sue forme e di farne cogliere, così, la sua essenza più profonda.

Per la riuscita dell’intento, necessita di un’ampia cultura cinematografica che certamente Rashidi, da grande cinefilo qual è, possiede: la materia pregressa è la fonte inesorabile da cui attingere per plasmarne una nuova. Rashidi, non diversamente da un artigiano, attraverso un processo di selezione e trasformazione del materiale, trae dallo scibile la sostanza necessaria per dare vita ad un’opera visiva e uditiva di straordinaria efficacia che racchiude in sé una grande varietà di forme e generi: dallo sci-fi all’horror, dal grottesco al mystery e dall’erotico fino al pornografico, il tutto amalgamato con una grande inventiva sperimentale. Sperimentare la sperimentazione: in ciò si concretizza Ten Years In The Sun. Un sostrato cinematografico che illumina e trascina lo spettatore con la molteplicità di formule espressive che lo contraddistinguono.

Nonostante si manifesti attraverso una sostanziale rimozione e rottura di qualsiasi struttura narrativa tradizionale, la pellicola è in grado di suscitare reazioni ed emozioni e di stimolare lo spettatore grazie a una metodica giustapposizione di immagini, luci, suoni, ritmo e un grande montaggio sapientemente adoperati. Un’opera che, perciò, non può essere compresa (forse non bisogna comprenderla) senza un grande sforzo da parte del pubblico, il quale è invitato ad afferrarla con i sensi più che con la mente, in modo da poter sperimentare il film e, così, il cinema.

Il soggetto principale (o l’unico) di Ten Years In The Sun, infatti, è il cinema stesso che si palesa come un’entità escatologica che sovrasta e comprende ogni cosa: da globi planetari che lievitano sopra a paesaggi in continua mutazione, a individui enigmatici che si muovono su diversi piani spazio temporali in balia di un qualche oscuro disegno, fino a Rashidi stesso che nelle vesti di un ambiguo investigatore vaga per campi erbosi come alla ricerca di qualcosa o di qualcuno: potrebbe trattarsi del cinema a cui ha dato vita, o meglio, a cui si è ricongiunto grazie all’esperienza filmica di Ten Years In The Sun e a cui lo spettatore è chiamato a partecipare facendosi attrarre dal suo fascino perturbante.

Che cos’è il cinema? Sicuramente è rappresentato da Ten Years In The Sun, epifania cinematografica e sublimazione extrasensoriale ed extra-corporea, il cui apogeo si manifesta nella psichedelica sequenza finale dove un uomo completamente nudo è in atto di subire una trasfigurazione cosmica o cosmologica, (con)fondendosi così con quell’entità imperitura: il cinema.

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Voto: ★★★★☆

English version

Ten Years In The Sun (2015) – Rouzbeh Rashidi 

Ten Years in The Sun, like the following Trailers, is one of the most important cinematographic work of the new millennium, among those that in some way have reinvented the film concept, by coding an expressive language that goes beyond the film making context. This is realized mainly in Trailers, which founds a new cinema, so far unexpressed: it bypasses every type of movie limit. The same aspect can be found, to a relatively lesser extent, in Ten Years, that, although is a step toward Trailers, is a work with its own rigorous pre-established autonomy. Ten Years, indeed, despite its connection to the subsequent work, constitutes a starting point to understand completely the original cinematographic journey theorised by Rashid, aimed to make the cinema be perceived in all its forms, to grasp its deepest essence.

To achieve successfully this objective a vast knowledge is required and Rashidi, being a great lover of movies, owns that: the subjects of the past are the unavoidable source from which he creates new ones. Rashidi, like an artisan, through a selection and transformation process of the matter, extracts from the knowledge the material necessary for creating an very  effective visual and auditory work. It includes a great variety of forms and genres: from scifi to horror, from grotesque to mystery and from eroticism to pornography, all mixed with a great experimental creativity. Going through the experimentation: this is what Ten Years In The Sun realises. It contains a cinematographic substrate that lights up and attracts the spectator with its significant expressive compositions.

Although it shows up through the suppression and the breakage of any traditional structure, the film is capable to trigger reactions and emotions and to inspire the spectator thanks to a methodical and skilful juxtaposition of images, lights, sounds, rhythm, and a great editing as well. It follows that this work can’t be understood (and perhaps this is not necessary) without a big effort by the spectators, who are encouraged to comprehend the movie using more their senses than their minds, so that they can experiment the film and consequently the cinema.

In fact the main subject (or the only) of  Ten Years In The Sun is the cinema itself, that reveals to be an eschatological entity dominating and including everything: from planetary spheres levitating over everchanging landscapes, to mysterious people moving on different planes in space and time at the mercy of a murky plot and also to Rashidi, who,  in the guise of  an ambiguous detective, wanders through meadows looking for something or someone: it might be the cinema he has created, or rather, re-joined,  thanks to the filmic experience of Ten Years In The Sun, to which the spectator is invited to participate and be attracted by its upsetting fascination.

What’s the cinema? It’s certainly represented by Ten Years In The Sun, a cinematographic epiphany, an extrasensory and out of body sublimation, whose apogee is in the ending psychedelic sequence, where a completely naked man is going through a cosmic or cosmological transfiguration, joining this way those eternal entity: the cinema.

Rating: ★★★★☆

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