Animal Kingdom

Animal Kingdom (2017) – Dean Kavanagh ⇒ English version at the bottom

Cinema come metamorfosi artistica: trasmutazione e alterazione della realtà, mutazione della materia e del corpo fisico, rinnovamento del mezzo filmico attraverso il suo superamento taumaturgico. Animal Kingdom, l’ultima opera del giovane e sorprendente regista Dean Kavanagh, si rivela essere la manifestazione ascensionale del nuovo cinema sperimentale irlandese che trova il suo punto di riferimento nella EFS e che, come il film manifesto “Trailers” del collega Rouzbeh Rashidi, esplora l’essenza latente ed inespressa del cinema. Film estremamente denso di simbolismo e di chiare allusioni meta-cinematografiche, si concretizza fin da subito in un viaggio occulto all’interno di una dimensione ancestrale, in bilico tra una realtà mistica e una profana e animale.

Uno straniero si addentra nei recessi più profondi di questo mondo, dove due enigmatiche figure sono alle prese con rituali e stregonerie dirette al superamento della condizione umana attraverso la trasmutazione in animale. L’estraneo, malamente cacciato dai due, è “salvato” da una figura muliebre, una ninfa melissa, emblema della rigenerazione e del ciclo eterno della vita costituita dall’alternarsi di morte e rinascita. La simbologia dell’ape, infatti, rievocato dalla donna che raffigura le virtù femminili di integrità, purezza e fertilità, sembra il nucleo attorno a cui il film si costruisce e si sviluppa quasi implicitamente. Non a caso, in una delle prime sequenze, si scorge uno sciame di api sotto lo sfarfallio del quale è riconoscibile l’immagine della donna. In altre, invece, la si vede perfettamente inserita all’interno della vita coniugale nelle vesti di una moglie equilibrata. Allo straniero, infine, si palesa con gli atteggiamenti sensuali e provocanti propri di una (ape) regina divoratrice di uomini.

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Da lei sola, madre generatrice, dipende la sopravvivenza dell’uomo nel regno (animale), mediante il suo sacrificio materno: gli uomini si avventano famelici sul suo corpo denudato, si nutrono della sua carcassa e rinascono sotto sembianze animali con le striature nere caratteristiche delle api, proprio come nel fenomeno della bugonia descritto nelle Georgiche del poeta Virgilio, in cui le api prendono vita dalla carcassa di un bue. L’ape nasce o ri-nasce come metafora della purezza dell’anima, dalla carcassa del corpo umano, ora superato.

La figura femminile, che si dona e così facendo genera nuova vita a partire dalla materia organica e inanimata, non è altro che la personificazione del cinema. Con il suo atto, influenza la costruzione, l’andamento e la stabilità fisica di ogni aspetto cinematografico. La sua forza vitale muove ogni elemento sia paesaggistico sia quelli inerenti ai soggetti che appunto si tramutano, ascendono a nuova forma. Il cinema, dunque, attraverso la sua immolazione, di cui lo spettatore è imperterrito testimone, rinasce, progredisce a un livello superiore, perisce per superarsi nella forma e nella sostanza. Kavanagh riesce ad esprimere magnificamente tale metamorfosi cinematografica, realizzando ottimamente una sua sceneggiatura di base superba, con grande padronanza del mezzo filmico e con una sorprendente giustapposizione degli elementi più sperimentali della pellicola. Egli con Animal Kingdom ha certamente raggiunto un nuovo livello di sperimentazione cinematografica destinato a fare scuola, da seguire rigorosamente per una continua innovazione del cinema.

Voto: ★★★★☆

English version

Cinema as an artistic metamorphosis: a transmutation and an alteration of the reality, a mutation of the matter and the physical body, a renewal of the filmic medium by going beyond it in thaumaturgical way. Animal Kingdom, the last work of the young and surprising director Dean Kavanagh, turns out to be the rising expression of the new experimental Irish cinema, whose  reference point is the EFS. It, like the prototypical movie “Trailers” of the colleague Rouzbeh Rashidi, explores the hidden and unexpressed essence of the cinema. This film, thick with symbolism and clear meta-cinematographic hints, proves to be since the beginning an occult rip into an ancestral dimension, which is on the edge between two realities, one mystic and the other profane and animal.

A stranger penetrates the deepest caches in the world, where two enigmatic persons are dealing with some ceremonies and spells aimed to go beyond the human condition through the transformation into an animal. The stranger gets badly kicked out by those persons, but he is “saved” by a feminine figure, acting as the nymph Melissa, who is the symbol of both the regeneration and the eternal life cycle, based on the alternation of death and rebirth. Indeed, the symbol of the bee, recalled by the woman and representing the feminine virtues of integrity, purity, and fertility, seems to be the core around which the film is built and developed almost implicitly. It’s not without reason that in one of the first sequences you can see a swarm of bees, under which the image of the woman is recognizable. Instead, in other sequences you can see her behaving perfectly as a well-balanced wife in the married life. Lastly, she shows herself to the stranger with sensual and alluring manners, typical of a men eater queen (bee).

Human survival in the animal kingdom depends entirely on her, through her maternal sacrifice: hungry men pounce on her naked body, feed on her carcass and reborn as animals with the black stripes typical of the bees, just like the phenomenon of bugonia, described by Virgil in the Georgics, based on the belief that bees were spontaneously (equivocally) generated from a cow’s carcass. The bee is born or reborn as a metaphor of the soul purity, of the human body carcass.

The female figure, that gives herself, generating this way a new life from the organic and inanimate matter, is nothing but the cinema embodiment. With her act, conditions the making, the evolution, and the physical stability of every cinematographic aspect. Her life force moves all the elements, the landscape ones and those related to the individuals that precisely transform and ascend toward a new form. The Cinema, therefore, through its sacrifice, that the spectator imperturbably witnesses, is born again, progresses to an upper level and then dies to outdo itself regarding the form and the substance. Kavanagh can magnificently express this cinematographic metamorphosis, by brilliantly creating a superb base script, by mastering very well the filmic medium with a surprising juxtaposition of the most experimental elements of the movie. He has certainly reached a new cinematographic experimentation level, which is destined to set a precedent, to be followed for a continuous innovation of the cinema.

Rating: ★★★★☆

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